Latitudini

“Due corpi e un letto”

Avevi gli occhi assenti,
il tuo corpo era fermo, immobile.
Avevi il respiro rallentato
era quasi uno spasmo mancato.
Ti vedevo con la coda dell’occhio,
ti toccavo con la punta dell’anima.

Eri lì,
a pochi secondi del mio battito,
a pochi secondi dal mio respiro
e ancora una volta dovevo rimanere,
fermo e assente.

Morivo in quei pochi secondi,
in quei pochi centimetri.

Eri distante, come la Luna,
eri lontana, come Venere,
e pure ti osservavo,
osservavo ogni tuo centimetro.
Sentivo la terra che tremava,
sentivo l’orizzonte che cadeva.

Ti osservavo
e mangiavo- le mie parole,
i miei polsi,
le mie labbra-
per soffocare il sangue
per limitare gli spasmi violenti.

Ti volevo toccare,
volevo amare la tua carne
amare il tuo riflesso,
volevo solo poter toccare il tuo labbro superiore
poter toccare la tua scarpa sinistra,
poter toccare la morte con la punta della lingua.

Assenza.

Ero lì,
che morivo con le braccia cariche,
con le cicatrici esangui.
Senza un corpo capace di odiare,
d’amare, di urlare.

Dovevo rispettare il tuo volere
dovevo odiare la mia carne,
dovevo odiare il mio essere
dovevo odiare la mia parola.

Ero lì,
mentre avevi gli occhi assenti,
mentre il tuo immobile corpo mi uccideva ,
mentre la tua ombra inghiottiva la mia carne.

Neftali Basoalto

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