Cardiopatia III

“Sotto le lenzuola di una terra sconosciuta”

Il proiettile entrò nel mio braccio,
si fermò per qualche istante nella mia carne
e poi uscì
– senza preamboli /o isterie –
subito dopo cadde il sangue
lungo la mia gamba.

Il Pachiderma dell’orologio
fermò il tempo alle sei di sera,
mi ritrovai seduto sulla riva del precipizio
– il suo Letto –
mentre dal cielo piovvero lacrime pesanti
e dalla bocca del fucile
uscì la parola
più incandescente
che mai abbia ascoltato prima di quel dì
– Respiro –

Dopo il dolore,
vien la rabbia,
poi la disperazione,
ti frantumi in tanti pezzetti
– un puzzle –
e le radici non vi sono
perché sulla sabbia nulla rimane edificato,
così
caddi, rovinosamente, sulla mia struttura ossea
rompendo le linee matematiche dell’ombra.

Fu sufficiente un proiettile,
uno solo,
– mortale come la sua bocca/
muto come il suo distacco –

Ora ho le ferite aperte,
attendo che le lancette si fermino
sino all’arrivo degli avvoltoi
e che le danze sotto i lampioni
abbiano inizio.

Tentativo mancato di un amore.

 

Neftali Basoalto

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