Ella – Congedo – Mutilazione

” Úrsula”

Nell’anonimato esistenziale
di un’ assenza prolungata,
si nasconde silente
la vacuità delle mie mani,
che si deposita
sulla memoria distante
– mutilamento –

Esangue
rimane il mio odio,
senza lettere danzo coi fogli
e con virgole sulla schiena
– come pugnali acerbi –
avanzo
sul corridoio nudo
del presente.

Rimembro i momenti cessati
con un sorriso spento,
lascio morire la Luna
in un mare di parole
e lunghi silenzi.
 
Addio inoltrato.


Neftali Basoalto

Ella – Macelleria – Repubblica

“Libreria”

Nell’immensità del vuoto;
tra dieci pagine piene
e libri sospesi su del legno grezzo.
I nostri corpi caddero
– uno sopra l’altro –
senza fretta.
Con i secondi scanditi
– patologicamente –
dall’orologio
e dal suo ritmo atono.

Avanzarono le memorie
con ignobile insolenza
e vigliaccheria visibile.
Gli occhi si incrociarono
– come il bacio anonimo tra due commercianti –
l’orizzonte calò
sulle nostre spalle,
si abbassarono le note
delle voci intercalate
e si alzò il silenzio
dal profondo di due braccia
che si toccarono fugacemente.

Tre corpi insieme
nella corazza di due spasmi,
ci abbracciammo
senza tempo,
senza ombre,
senza vita.
Solo con la forza della memoria,
con cicatrici costanti
e sospiri celati dalla notte.

Insieme.


Neftali Basoalto

ELLA – Distopia – Cicatrice

“No te Salves”

Messaggio di congedo;
– Ella se ne va –
unica certezza sotto il lampione,
ragione sufficiente per  svuotare
tre bottiglie di vino
e perire con cinque sigarette spente sui vestiti.
Leggo e rileggo
quelle righe spente
sullo schermo
dalla luce scarsa,
mi soffermo sulle parole incasinate,
transitorie ed eterne.

Rimembro solo la sua ombra carnale
al cospetto delle mie braccia,
e il suo spasmo vitale
che accinse
la mia caduta rovinosa.

Le sue mani
– come le pagine dei libri usati –
mi accarezzarono in silenzio.
I suoi occhi
– come le copertine dei libri vergini –
furono l’ancora della mia incertezza
e della mia folle curiosità.

Ella,
senza termine di paragone,
senza inutile retorica da due soldi.
Ella è piena
della sua esistenza.

Carne taciturna;
Io
– nella decadente disperazione
in cui giaccio –
attendo che la mia memoria
non sia bastarda,
che non presenti
il suo eco
nella profondità
delle fratture precarie
del mio finto scheletro.
Cicatrice scomposta;
Insieme
nel giardino di cemento.

 

Neftali Basolato

Ella – Memoria – Cicatrici

“Un bicchiere pieno di Birra”

Andarsene;
passo decisivo
nel tentativo maldestro di un uomo
di dire addio,
incontro in piazza,
sedile occupato d’assenza,
carne travestita da spasmi,
immagini sfuocate da specchi rotti,
bottiglia rotta sull’erba
vicino al bagno,
frammento di vita passata.

Ella non vi è.

Egli se ne va
traghettato dalla nebbia.

Incontri della memoria.

 

Neftali Basoalto

Ella – Scarpe – Tramonto

“Orologio assente”

Cammino
e mi fanno male i piedi
– ho le scarpe strette –
non ho consumato le suola
o stretto troppo i lacci,
sono soltanto piccole,
si sono rimpicciolite
quando attraversavo il fiume,
mentre mi sedevo a cogliere l’umidità con le labbra.

Mi fanno male i piedi
– ho le scarpe rotte –
non per il tempo che le consuma
o per le parole che hanno sopportato,
ma solo per l’inerzia della mia ombra
cercando l’orizzonte.

Mi fanno male i piedi
perché ho perso l’erba verde
dove prima;
giacevano,
raccoglievo i frutti dagli alberi,
mangiavo mele,
toccavo il grano,
odoravo la terra
e ululavo alla luna.

Ora ho perso il verde del prato,
l’orizzonte di uno sguardo
– del tuo sguardo –
vago nell’inerzia del mio corpo
con tre virgole,
cinque silenzi
e sette metri che ci separano.

Mi fanno male i piedi
perché ti ho perso,
a nulla è valso
inseguirti!
andavi via
con passo veloce
e deciso,
con ombre astratte
e un nome
che invadeva le mie sillabe.

Ora il tuo sguardo
inizia a svanire
cammino, cammino, cammino.

 

Neftali Basoalto

Ella – Autunno – Silenzio

“Eyes”

I tuoi occhi,
un campo verde
dove perdo l’orizzonte,
crateri dove
gli echi si estinguono
e le parole diventano mute,
non servono spasmi particolari
per viverci dentro,
mi basta rimanere seduto
di fronte a te
per cogliere la distanza
del tuo sguardo
e perdere la ragione
con ogni sfumatura riflessa
sulle tue pupille.

I tuoi occhi,
patria senza confini,
nome senza sillabe,
rosa senza sostantivo,
un eterno secondo
di un orologio rotto,
minuti distanti
dalla carne,
assenza di limiti
nelle dita.

I tuoi occhi,
semplice sentiero
in una città dimenticata,
corazza di vita e
folle viaggio in un piazza.

I tuoi occhi
– soltanto –
i tuoi occhi.

 

Neftali Basoalto

Ella – Appuntamento – Declamare

“Dichiarazione non Pervenuta”

Ti parlo e rimani muta
le parole, troppo deboli,
cadono lungo la strada.
Si riempiono i marciapiedi
di scolaretti
e anziani a tre zampe.
Ti osservo
e cerco una parola
nei tuoi occhi,
silenzio reale
sulle labbra,
passa una colomba
si ferma un ratto
e in lontananza una gitana urla
tu hai le parole assenti.
Potrei amarti,
ma rinuncio alla mia tortura certa,
siamo distanti
tre sillabe
e un cuore,
una parola nasce dai miei echi
e tu abbandoni la sala.

Addio.

 

Neftali Basoalto

Ella – Stillicidio – Ossimoro

“Distillati”

Devo saper perdere;
quando ti incontro
quando ti saluto
quando ti vedo
quando ti parlo
quando baci lui
quando baci me
quando ti dico ti amo
quando mi fanculizzi
quando la tua voce è oltre il vetro divisore
quando sono steso sul letto d’ospedale
quando vivo nell’ombra degli specchi
quando sto morendo sulle tue labbra
quando ti avvicini e poi vai via.

Devo saper perdere;
con le vocali
con le lacrime
con le virgole
con le mucche
con le birre
con le zone buie dei pini
con le ali
con le nuvole
con le consonanti del tuo eco
con il sole spento
con le mie dita
con le tue ombre
con la tua assenza.

Perdere.

 

Neftali Basoalto