Civilĭtas

“Mediterraneo”

Muoio davanti all’anonimato
del mio certificato di morte

ho un numero,
come in Polonia,
tatuato sul mio ultimo letto
quasi come se fosse sulla mia pelle,

la chiamano tragedia
ma un eco
continua a ripetere
Genocidio.

Tanti ridono,
alcuni festeggiano
e altri bastardi
fanno finta di dispiacersi,

intanto tutti indossano
l’oro macchiato dal mio sangue,
tutti si cibano
con le banane del mio continente.

Io non ho mai mangiato
tre volte al dì,
non ho mai visto
un bicchiere di acqua potabile,
ho solo memorie
di fame e morte,
memorie di deserto,
di animali morti,
dei miei fratelli
dentro le gabbie del mare
a morire per una bugia schiavista.

Ora muoio,
davanti alla costa
prima di toccar la riva,
la terra del mio carnefice,
Anonimamente.

 

Neftali Basoalto

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Fiore Partigiano

“Luce fuori dalla Caverna”

Grazie
per averci dato
un orizzonte,
dove potessero perdersi
i nostri occhi.

Grazie
per averci insegnato
la Resistenza,
quella pratica quotidiana
che purtroppo, facilmente,
dimentichiamo.

Grazie
perché a 17,18,19,20 anni
avete deciso
di liberare
la vostra voce,
e con essa la nostra,
dalle catene
omicide del fascismo.

Grazie
per la vostra
coscienza,
per il vostro
canto,
per la nostra
libertà.

Partigiani della luce.

 

Neftali Basoalto

Desaparecidos

“Crudele Statistica”

Finché erano schiavi del profitto
ti preoccupavi di portar loro
sulla terra ferma.

Oggi, invece,
dopo averli usati
e saccheggiati,
li lasci morire
nella fossa comune dell’Europa.

Le carni affondano
sotto i colpi imperialisti,
sotto le scuse perbeniste,
sotto i sciacalli razzisti.

Schiavi ieri
del cotone,
delle case degli oligarchi,
dell’idiozia umana.

Oggi schiavi
di un barcone,
di un corpo anonimo,
di uno status di morte
che non appartiene ai loro corpi,
Desaparecidos.

 

Neftali Basoalto

Alienazione

“Proprietà liberticida”

Metri occupati da sedie vuote,
apro la finestra
e vedo quelle stanze vacue,
la solitudine perpetua di quei mattoni
si lamenta ogni notte
con le assenze delle ombre,
entrano solitudini
dalle porte chiuse
e demoni
dagli specchi ancora integri,
possono morire
le formiche, i ragni,
le vecchie ed i fanciulli
ma quelle metrature
rimarranno ancora deserte
con le sue catene
di vita distante.
Soltanto quadri appesi
alle pareti
o nomi sui citofoni rotti,
nessuna carne,
nessun corpo,
nessun lamento,
soltanto indifferenza
per un cemento che muore,
appartamento sfitto.

 

Neftali Basoalto

Memorie di Sangue

“Le bombe cancellano la carne, non la Storia”

Palestina;

Bambino,
corpo di quaranta centimetri
trucidato
in un’area di cinque metri,
una gamba attaccata al corpo
l’altra sotto al tavolo,
mezzo cranio sul letto
e l’altra metà
spappolata sul muro bianco,
la mano destra
è sotto le macerie,
quella sinistra
l’ho persa di vista,
prendo in mano il corpo
e vado via.

Un Ragazzo,
corpo di un metro e quaranta centimetri,
capelli castani
ricci e un po’ lunghi,
non ha più i piedi
sono sotto le macerie,
rimane la sua scrivania
e quel corpo di uomo acerbo
e bambino maturo,
vedo il suo torace
perforato dalle schegge
i suoi occhi bruciati dalla rabbia,
è morto,
prendo il suo polso
e sento l’assenza
che corre dentro di lui,
mi inginocchio
lo prendo in braccio
e apro la porta,
dico addio
a quella stanza
impregnata di morte.

Una Donna,
ha il velo in testa
gli occhi aperti
e una rosa in mano,
le macerie
le coprono gli arti,
il tetto caduto sopra di lei
le ha mutilato il braccio sinistro
ed entrambe le gambe,
vedo la sedia per terra
e capisco
che prima di essere assassinata
stava sistemando la tavola per mangiare,
ha due orifici nel torace
lato destro,
il sangue ormai si è fermato
e ha lasciato una scia lungo tutta la stanza,
il suo odore secco
mi rimane nelle mani,
la prendo in braccio
e la porto via,
chiudo la porta
e avverto l’ambulanza.

Un anziano,
apro la porta della cucina
ha una tazza in mano
è ancora seduto
la sedia ha retto le vibrazioni,
egli ,apparentemente,
non sembra avere ferite
mi avvicino
e vedo un buco nella nuca,
una scheggia
lo ha ucciso,
osservo la parete
di fronte a me
e vedo la foto di famiglia,
egli rideva,
mi tocca coprirgli il viso
e smorzare quel sorriso,
mi avvicino
lo prendo con entrambi le mani,
è un po’ pesante,
ma lo strappo comunque dalla sua casa
e lo porto via,
chiudo la porta
e non dico più nulla.

Un uomo,
entro nel palazzo
e vedo subito una scia di sangue
lungo il pavimento,
sento alcuni rumori
qualcosa si muove ancora,
cerco, con tutte le mie forze,
di spostare più macerie possibili,
cerco di muovermi in fretta,
dopo un po’ lo trovo
è sotto le macerie della scala,
ha un libro in mano
sulla copertina leggo il nome
Hikmet
e capisco subito
che sono poesie,
l’uomo è morto,
sento freddo
e la mancanza dentro il suo corpo,
ha qualche ferita lungo il tronco
e sulla testa,
i muscoli del suo corpo
sono molto tesi,
lo prendo in braccio
è molto pesante
e con fatica lo porto via
non riesco e non voglio
toglierli il libro,
è morto salvando l’immortalità,
con rabbia chiudo il sacco nero
e la portiera dell’ambulanza,
sono distrutto
ho portato via anche lui,
è morto
nulla mi vieta di piangere
ma gli occhi
rimangono asciutti.

Un altro morto
nell’elenco breve
di un incontro con l’assenza.

Palestina
sotto le macerie del mio viaggio.

 

Neftali Basoalto

Democrazia dal braccio teso

“La Giustizia è l’utopia dei Popoli”

La vostra legalità
non ci fermerà.

Non basta la vostra idiozia
la vostra violenza
la vostra repressione
per farci cadere,
arrendere o tacere.

Avete rinchiuso
dentro le vostre gabbie assassine,
i nostri Compagni,
con le loro rispettive carni
ma le loro idee, i loro sogni
ci accompagnano quotidianamente,
credevate di  sopprimerci
di far tacere il nostro dissenso
di farci rinunciare
ma tutto ciò non basta,
noi giorno dopo giorno
pratichiamo la solidarietà attiva.

Essi
sanno di non essere da soli,
e noi sappiamo
che ci appartiene soltanto la nostra vita,
e con essa
vi renderemo la vostra esistenza
un inferno.

Dietro ogni barricata,
dentro ogni casa occupata,
dentro ogni fabbrica in agitazione,
dentro ogni corteo,
ci saremo sempre noi
pronti a rispondervi
con i dovuti rispetti,
gli stessi
che si hanno nei confronti della merda.

Abbattervi
è il nostro punto di arrivo,
Resistere è la nostra pratica quotidiana
per i Compagni rinchiusi,
per i Compagni assassinati,
per i Compagni che verranno,
Noi oggi lottiamo
e vi rendiamo la vita un inferno.

NO TAV LIBERI

 

Neftali Lautaro Basoalto

Amore Machista

“Atti convenzionali dell’uomo moderno”

Un occhio gonfio
non è amore,
un braccio rotto
non è passione,
un corpo spezzato
non è relazione.

Una Donna
s’un letto d’ospedale
è Omicidio
non matrimonio.

La gelosia
non è violenza
né possessione morbosa,
la Libertà
è la capacità di volare
con ali proprie
e non le richieste inoltrate
al carnefice.

Amore
è un atto radicale,
non un corpo freddo
sotto le lenzuola
dentro un obitorio.

Una Donna,
non è un accessorio da trasportare con se
e da usare al letto.

Le mani,
non vanno usate per uccidere
né recare ferite.

Le parole sommesse
sono le sentenze
di morte annunciata.

Una Donna e la sua Libertà
non possono essere spezzate
da un uomo
che si fa denominare amore.

Un occhio gonfio,
un braccio rotto,
un corpo spezzato.

Una Donna priva di vita.

 

Neftali Basoalto

Mi Comandante

“9 octubre sin memoria ni futuro”

“Jamas la palabra,
y menos el pensamiento”,

desde aqui,
hasta las cimas andinas
se lavanta el grito de hambre revolucionaria.

detras de cada hombre que no vive en rodillas,
detras de cada mujer, que alacta a su hija pese a la muerte cercana,

Tu vives, mi Comandante.

Vives en mi fucil, vives en mi poesia,
vives en la piedra, vives en la honda,
vives en la mujer encarcelada, vives en la bandera que no conoce fronteras.

Tu vives, mi Comandante.

Y hoy como hayer
te llamo para llenar estas manos vacias.

y escribir nuevamente
esa palabra,
hoy tan lejana,
y hayer tan cercana,

Revolucion.

 

Neftali Lautaro Basoalto

Artigli Materni

“Omicidio”

Ancora una volta
l’uomo si scopre assassino.

Nuovamente la natura
è un ostacolo per le gambe,
troppo lunghe,
del mercenario.

Hanno ucciso la libertà
di un’orsa,
che viveva nel suo prato sterminato.

L’uomo non sopportava
avere ostacolo alcuno,
nei suoi boschi artificiali
nelle sue passeggiate deturpatrici.

L’uomo non sopportava
non essere padrone del mondo
e venire sconfitto da un’orsa
e dai suoi artigli materni.

Daniza è morta,
anzi è stata assassinata
dalla mano più crudele che esista
su questa terra,
la mano dell’ Homo Sapiens
grande distruttore di libertà.

Oggi due cuccioli vagano smarriti
nel bosco dello sterminio.

Addio Daniza

Oggi i pini piangono la tua assenza.

 

Neftali Basoalto

Chilensis – Salvador Allende

“Ni con el Crimen, ni con la Fuerza”

Dentro il Palacio de la Moneda,
rimase soltanto una lente
degli occhiali indossati da Salvador Allende.

Parlarono del presunto suicidio,
parlarono dello Spettro che si aggirava per i corridoi,
parlarono del timore Sovietico,
parlarono attraverso la canna del Fucile,

Mentre assaltavano un popolo
e riempivano el Estadio Nacional del Chile,
mentre occupavano le caserme e violentavano le Donne,
mentre uccidevano i Libri e nascevano i Desaparecidos.

Il popolo cadeva nel buio profondo della morte in vita,
non poteva più né parlare né pensare,
non poteva più né cantare né scrivere.
non poteva più essere un Popolo.

In quel fatidico martedì,
nacque il silenzio di uno stato,
nacque il sangue Cileno,
e dopo Lautaro,
dopo Violeta Parra
dopo Pablo Neruda,
nacque nella storia Salvador Allende.

Il lamento Araucano e Mapuche,
si alzò dalle viscere della terra Australe,
per toccare le cime delle montagne Andine
ed espandersi
come un eco infinito,
che attraversò la storia distorta degli assassini,
che toccò le spalle unte dei Minatori,
che si ancorò sui libri degli studenti,
che si alzò nei pugni chiusi delle Lavoratrici,
che nacque dalle corde di una chitarra.

Dentro il Palacio de la Moneda,
morì soltanto la carne di un uomo,
sotto i colpi vigliacchi delle bestie,

ma rimase la storia di un popolo
che oggi si risveglia dal lungo letargo della tirannia.

11 Settembre 1973- 11 Settembre 2014

Che il Sangue versato
lungo le strade di Santiago del Chile
non rimanga anonimo.

“La storia è nostra e la fanno i Popoli”

 

Neftali Basoalto